martedì 10 ottobre 2017

CERVANTES: DON CHISCIOTTE E SANCIO PANZA

“Don Chisciotte della Mancia”, dal titolo originale in lingua spagnola: “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha”, è un’opera letteraria picaresca epico-cavalleresca, dello scrittore Miguel de Cervantes Saavedra (Alcalá de Henares 29.09.1547 – Madrid 23.4.1616) e una delle più note nella storia della letteratura mondiale.


"DON CHISCIOTTE E SANCIO PANZA"
ovvero “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha”,
Opera letteraria del 1605 di
Miguel de Cervantes Saavedra

Adattamento e regia di
Alberto Macchi

con
Achille Brugnini: Don Chisciotte
Guido Ruvolo: Sancio Panza
Teodora Nadoleanu: Dulcinea


Teatrosztuka
Roma 2017





NOTA DI REGIA

La messa in scena di questo nostro “Don Chisciotte e Sancio Panza” – che scaturisce da un lungo ed intenso work-in-progress – è stata un pretesto per trattare argomenti di vita sociale, in comune, dei nostri tempi.

Attraverso lo studio e la preparazione di questo poema picaresco, epico cavalleresco, di Cervantes, infatti, ognuno di noi della compagnia teatrale – attori e regista – ha potuto apportare un suo contributo e affrontare alcuni tra i diversi aspetti che riguardano i problemi di convivenza delle genti, in Italia, in Europa, … nel Mondo.

Noi tutti, nel contempo, abbiamo potuto esprimere le nostre individuali capacità di artisti, nelle forme e nei modi a noi più congeniali.

Questa proposta, allora, oltre che un chiaro e univoco messaggio, vuol essere un insieme di espressioni teatrali, ovvero un misto tra Commedia dell’Arte Contemporanea, Teatro d’Immagine, Teatro di parola e Cabaret.

Ora, pur riconoscendo che il Teatro è fiction, noi, però, riteniamo che a volte, questa finzione, con le sue diverse manifestazioni, possa essere portatrice di verità, se non, qualche volta, addirittura, più vera della realtà stessa.

Pertanto, a noi con voi qui convenuti e a voi con noi qui ad attendervi, adesso, non resta che trascorrere, insieme, un’oretta e mezza piacevole e di riflessione, per poi, dopo lo spettacolo, magari, dibattere alcuni o tutti gli argomenti trattati.
  
Buon divertimento,
Alberto Macchi
































lunedì 28 novembre 2016

ATTUALITÀ NELL'ARTE FIGURATIVA E NELL'ARTE PLASTICA DEL PASSATO

SCARPA DA UOMO DI CAMOSCIO CON I LACCI


(Foto da http://www.fermaz.it/rococo_02.htm)


Czy jest to wizerunek współczesnego obuwia męskiego naszego stulecia? Nie, to ten namalowany przez francuskiego malarza Jean Baptiste Greuze (1725 - 1805) w swoim malarstwie z lat 1755-1760, zatytułowany "Gitarzysta", w dwóch oryginalnych wersjach, obecnie zachowanych, pierwszy w Muzeum Sztuk Pięknych w Nantes, we Francji, a drugą w Muzeum Narodowym w Warszawie.
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È l'immagine di una moderna scarpa da uomo del nostro secolo? No, è quella dipinta dal pittore francese Jean Baptiste Greuze (1725 – 1805) nel suo quadro del 1755-1760, dal titolo "Il Chitarrista", in due versioni originali, oggi conservate, la prima presso il Museo di Belle Arti di Nantes, in Francia e la seconda al Museo Nazionale di Varsavia, in Polonia.


CAPPELLO A FALDA LARGA

(Foto da http://pieroeffenews.blogspot.com/2016/12/artemisia-gentileschi-e-il-suo-tempo.html)


Czy jest to obraz współczesnego młodzieńca z kapeluszem z szerokim rondem? Nie, to jest Jezus namalowany przez malarza Giovanniego Battistę (zwanego Battistello) Caracciolo (1578 - 1635) w swoim obrazie z 1618-1620, zatytułowanym "Jezus i Maria Magdalena: noli me tangere", teraz przechowywany w Miejskim Muzeum w Prato, w Włochy.
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È l'immagine di un giovane di oggi con un cappello a falda larga? No, è un particolare del Gesu' dipinto dal pittore Giovanni Battista (detto Battistello) Caracciolo (1578 – 1635) nel suo quadro del 1618-1620, dal titolo "Gesù e la Maddalena: noli me tangere", oggi conservato al Museo Comunale di Prato, in Italia.

PERSONAGGIO EGIZIO


È un personaggio dell'antico Egitto che si fa un selfie? No, è il Dio Nilo, in una scultura di marmo risalente a 1700 anni fa, che, con una mano sorregge una Cornucopia e con l'altra una sorta di scettro. Quest'opera, in origine adornava le Terme di Costantino; ma poi nel XVI secolo, fu posta sul Campidoglio da Michelangelo Buonarroti, per decorare la piazza.


BASSORILIEVO DI MARMO



È un elemento d'Arte Scultorea Totalitaria? Nient'affatto, è Arte Scultorea Etrusca! Più precisamente è un bassorilievo etrusco di marmo, esposto al Museo Etrusco di Tarquinia. 



(Foto da: http://dlibra.umcs.lublin.pl/dlibra/docmetadata?id=10862&from=publication)



Czy jest to wizerunek obuwia noszonego przez mieszkańców Ciociarii we Włoszech kilka lat temu? Nie, nie jest to szczegół z rysunku z 1836 r. Józefa Łukaszewicza (1799-1873) ze sceną mazowieckich mieszkańców wsi w Polsce w XIX wieku.
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È l’immagine delle calzature (ciocie) indossate da paesani della Ciociaria in Italia, di alcuni anni fa? No è un particolare da un disegno del 1836, di Józef Łukaszewicz (1799-1873) con una scena di paesani della Masovia in Polonia, nel XIX secolo.


venerdì 7 ottobre 2016

A 2 – SEICENTO E SETTECENTO IN EUROPA: GRAND TOUR, PERSONAGGI, FESTE, ACCADEMIE, USANZE


PERSONAGGI EUROPEI:

MICHAŁ JERZY PONIATOWSKI
Olio su tela di Marcello Bacciarelli
Principe, Primate, Viaggiatore del Grand Tour, fratello di Stanislao Augusto Re di Polonia (Angela Sołtys, Opat z San Michele. Grand Tour prymasa Poniatowskiego i jego kolekcje, Arx Regia, Warszawa 2008)
DOMENICO COMELLI
Acquarello di Guiovan Battista Lampi il Vecchio del XVIII secolo.
GIOVANNI ANTONIO MACCHI
Fisico e scenografo, parente di Alberto Maria Macchi, che nel Settecento, durante il Grand Tour, viaggiò al contrario, partendo da Varese per stabilirsi nel 1786 a Varsavia (personaggio creato con un po' di immaginazione; così, per gioco!).
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TIVOLI DURANTE IL GRAND TOUR NEL XVIII SECOLO:

(00/T) Tempio della Sibilla a Tivoli, del 1785, di Abrham-Louis-Rodolphe Ducros (1748 - 1810), di cm. 79 x 109
Il Tempio della Sibilla di Puławy (e di conseguenza quello di Tivoli a cui quello polacco si rifà), celebrato da Giovanni Paolo Woronicz con il suo poema Il Tempio della Sibilla scritto tra il 1799 e il 1801 (e pubblicato a sua insaputa nel 1818), è menzionato da Sebastiano Ciampi nella sua Bibliografia Critica, pubblicata a Firenze nel 1839 nel tomo II, a pag. 258.

(01/T) Gaspard Dughet 1615 – 1675
Veduta di Tivoli, 1659 ca
Olio su tela, 76 x 126 cm
The Visitors of the Ashmolean Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Tivoli qui appare con il Tempio di Vesta, conosciuto dai viaggiatori del Settecento di tutta l’Europa, come il Tempio della Sibilla, sopra un dirupo che si affaccia sulla Campagna Romana, con Roma all’orizzonte, dominata dalla Cupola di San Pietro.

(02/T) Richard Wilson 1713 – 1782
Tivoli: Il tempio della Sibilla e la Campagna Romana, 1752
Olio su tela, 50 x 66 cm
The National Museum of Ireland
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Tivoli, qui con il Tempio di Vesta, che si affaccia sulla Campagna Romana, fin dal Seicento e per tutto il Settecento, grazie alla superba posizione e alle stimolanti associazioni con Virgilio e Orazio, è stata una delle maggiori attrazioni per i viaggiatori e per gli artisti di tutta Europa.

(03/T) Jean-Honoré Fragonard 1732 – 1806
Il Tempio della Sibilla, Tivoli, 1760
Sanguigna su tracce di matita nera, 48,7 x 36 cm
Musée des Bueux-Arts et d’Archéologie, Besançon
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Qui si vede bene il Tempio di Vesta a Tivoli, che poggia su un basamento ad arcate. Gli artisti inglesi, nel Settecento, visitavano Roma in circostanze fortuite; i francesi, invece, vincendo il concorso di pittura Prix de Rome, venivano invitati in questa città a stidiare, per tre anni.

(04/T) Jean-Honoré Fragonard 1732 – 1806
La Fontana di Pomona e l’ingresso al. Viale delle Cento Fontane a Villa D’Este, Tivoli, 1760
Sanguigna, 48,8 x 36,1 cm
Musée des Bueux-Arts et d’Archéologie, Besançon
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo disegno della Fontana di Pomona con, a sinistra, l’ingresso alla Fontana Ovale o di Tivoli e, a destra, il Viale delle Cento Fontane, si riferisce a quei giardini della cinquecentesca Villa D’Este dove i viaggiatori del Settecento solevano sostare per ammirare tale stato di romantico abbandono.

(05/T) Louis Ducros 1748 – 1810
Il Granduca Paolo Romanov e la Granduchessa Maria Feodorovna a Tivoli, 1782 ca
Olio su tela, 99 x 137 cm
Palazzo-Museo Pavlovsk, Russia
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questa veduta della Cascata e della Grotta di Nettuno scavata nella roccia sotto il Tempio della Sibilla e inondata dall’acqua, è un altro dei luoghi di interesse nella Tivoli del Grand Tour, oltre al Tempio della Sibilla e alle Ville: di Mecenate, Gregoriana e D’Este.

(06/T) Louis Ducros 1748 – 1810
Veduta di Tivoli, 1786
Acquarello e gouache su carta applicata su tela, 66 x 101,5 cm
Stourhead, The Hoare Collection, The National Trust
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questa veduta di Tivoli con la Cascata fa parte di una raccolta di dodici acquarelli sullo stesso tema. I Collezionisti del Settecento raccoglievano questi acquarelli o in cartelle oppure li incollavano su tela e li montavano sotto vetro da appendere come dipinti.

(07/T) Louis Ducros 1748 – 1810
Sotto la Villa di Mecenate a Tivoli, 1787-93 ca
Acquarello e gouache con vernice su vari fogli di carta applicati su tela, 75 x 108 cm
Stourhead, The Hoare Collection, The National Trust
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questa veduta sotterranea raffigura le rovine del Tempio di Ercole invaso da una cascata d’acqua, all’interno della Villa Adriana a Tivoli, che nel Settecento si credeva fossero i resti delle antiche stalle sottostanti la Villa di Mecenate.

(08/T) Francis Towne 1740 – 1816
Il Tempio della Sibilla, Tivoli, 1781
Acquarello, penna e inchiostro nero su matita, 49,7 x 38,5 cm
Trustees of British Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Il Tempio della Sibilla è qui visibilmente arroccato sopra il dirupo della Grande Cascata prodotta dal fiume Aniene. Tivoli in genere, nel Settecento, è stato uno dei luoghi più raffigurati da artisti italiani, francesi, tedeschi ed inglesi.

(09/T) Francis Towne 1740 – 1816
Tivoli vista dalle Cascate, 1781
Acquarello, penna e inchiostro nero su matita, 50,1 x 38,8 cm
Trustees of British Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Uno dei tanti scorci della Campagna Romana la quale si estendeva fino ai confini con la Campania, spesso misti al fascino delle rovine dell’antichità classica, Questi acquarelli solitamente erano raccolti dai pittori italiani e stranieri del Settecento, in album ricchi di annotazioni.

(10/T) Robert Adam 1728 - 1792
Villa Adriana, Tivoli: pretorio e volte a stucco delle Grandi Terme, 1756
Penna, inchiostro nero e acquarello grigio, 21 x 18,4 cm
Royal Institute of British Architects
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questa è una delle poche zone di Villa Adriana che erano state portate alla luce nel Settecento. Qui è stato prosciugato uno stagno detto Pantanello e tutti i marmi rinvenuti sono stati utilizzati a Villa D’Este o venduti ai viaggiatori stranieri.

(11/T) Robert Adam 1728 - 1792
Villa Adriana, Tivoli: Grandi Terme, sala centrale, verso nord-ovest, 1756
Penna, inchiostro nero e acquarello grigio, 22,2 x 17,8 cm
Royal Institute of British Architets
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Altro scorcio di Tivoli che ha interessato particolarmente i pittori europei del Settecento. Questo disegno rappresenta le Grandi Terme, ma il pittore ha ritratto anche le Piccole Terme. A Villa Adriana ha dedicato ben dodici disegni di cui sei che riguardano le Terme.

(12/T) Charles-Louis Clérisseau 1721 - 1820
Villa Adriana, Tivoli: pretorio e volte a stucco delle Grandi Terme, 1756 ca
Goauche, penna e inchiostro nero, 56,2 x 41,6 cm
Syndics of the Fitzwilliam Museum, Cambridge
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Villa Adriana è assai celebre nel Settecento fra gli artisti e i viaggiatori del Grand Tour. E parecchi lasciano la loro firma sui muri di queste Grandi Terme e, una volta ritornati in patria, riproducono nei giardini delle loro case, le rovine nello stile della Villa Adriana.

(13/T) Anonimo del XVIII secolo
Il Tempio di Vesta a Tivoli, 1770 ca
Modello in sughero su base di legno, 40,4 x 40,8 x 40,8 cm
Royal Institute of British Architects
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo è uno dei rari modelli architettonici, souvenir del Grand Tour in gesso, cartapesta o sughero ancora conservato. Il tempio di Vesta a Tivoli, che risale al I secolo a C, è stato oggetto d’ammirazione già di Raffaello e Palladio, che ivi si recarono a studiarlo.

(14/T) John Smith 1749 - 1831
La Villa di Mecenate, Tivoli, 1776-81 ca
Acquarello 50,1 x 35,9 cm
The Board of Trustess of the Victoria and Albert Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo è un acquarello che riproduce la cosiddetta Villa di Mecenate a Tivoli, anch’essa, nel Settecento, meta di visitatori provenienti da tutta l’Italia e da tutta l’Europa. Qui è presa, in tutta la sua imponenza, da una posizione vicino alla Cascata

(15/T) Johann Georg Schütz 1755 – 1813
Anna Amalia von Weimar e il suo seguito a villa D’Este, Tivoli, 1789
Penna e acquarello 58,2 x 72 cm
Stiftung Weimarer Klassik-Museen
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo è un acquarello riproduce uno scorcio della Villa D’Este a Tivoli,, nel Settecento, meta di visitatori provenienti da tutta l’Italia e da tutta l’Europa. Qui si possono ammirare tra i bei cipressi del viale, i viaggiatori con Angelica Kauffman e suo marito Antonio Zucchi, vecchio e occhialuto.

(16/T) Jean-Eric Rehn 1717 - 1756
Una guida a Tivoli, 1756
Matita, pennello e inchiostro bruno, acquarello bruno e grigio, 20,7 x 15,2 cm
Nationalmuseum, Stoccolma
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo acquarello riproduce una guida di Tivoli. Nel Settecento, le guide venivano chiamate Ciceroni. Potevano essere vestite come cialtroni o eleganti, con marsina e cappelo, con taccuino e bastone oppure attrezzati con portantina come nel caso di escursioni sul Vesuvio o sull’Etna..

(17/T) Giovan Battista Piranesi 1717 - 1756
Veduta del Tempio della Sibilla a Tivoli, 1756
Incisione
Biblioteka Wilanowska, Varsavia
Bibliografia: Grand Tour: Narodziny Kolekcji St. Kostki Potockiego, Muz. 200 P. w Wilanowie, Warszawa 2005
Questa incisione riproduce il Tempio della Sibilla a Tivoli con la chiesa e il campanile accanto. Intorno si scorgono rami, alberi e arbusti secchi, tutto in uno stato di estremo abbandono, malgrado qui, nel Settecento, arrivassero viaggiatori del Grand Tour da tutta Europa.

(18/T) Richard Wilson 1713 - 1782
Le Cascatelle e la Villa di Mecenate, Tivoli, 1752
Olio su tela, 73,3 x 97,2 cm
Dulwich Picture Gallery
Bibliografia: Dulwich Picture Gallery Complete Illustred Catalogue, Unicorn, London 1998.
Questa tela riproduce le Cascatelle, la Cittadina di Tivoli e la Villa di Mecenate, viste da un’altura abbastanza distante sopra cui si trova un pittore che dipinge col suo cavalletto, alla presenza di una donna con un bambino in braccio. La Villa di Mecenate sorgerebbe sulle rovine del Tempio di Ercole Vittorioso.

(19/T) Carel Cornelisz De Hooch att.1620 - 1638
Tempio di Vesta, Tivoli, 1628
Oak Panel, 16,2 x 23,7 cm
Dulwich Picture Gallery
Bibliografia: Dulwich Picture Gallery Complete Illustred Catalogue, Unicorn, London 1998.
Questo dipinto riproduce il Tempio di Vesta a Tivoli, con una cascatella in un paesaggio immaginario, dove appare di fronte, anziché accanto, la cittadina di Tivoli. Personaggi ed animali, in primo piano, animano la scena, riposando o muovendosi in un’atmosfera di estrema serenità.

(20/T) Cesare Aguatti 17... – 17...
Veduta del Tempio della Sibilla a Tivoli, 1774
Mosaico incorniciato in bronzo dorato
Collezione Trois, Cagliari
Bibliografia: Alvar González-Palacios, Mosaici e Pietre Dure, Fabbri, Milano 1991
Questa riproduzione in mosaico del Tempio della Sibilla di Tivoli con la chiesa e il campanile accanto, è stata realizzata con la tecnica degli smalti filati. Tutto intorno appare una campagna selvaggia con un pastore che si riposa ed alcune pecore.

(21/T) Giovanni Volpato 1735 - 1803
Tempio della Sibilla, Tivoli
Disegno, 53,7 x 75,8 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
Questo disegno riproduce il Tempio della Sibilla a Tivoli, mettendo in evidenza il pergolato di uva dove sorgeva il ristorante frequentato dai viaggiatori del Grand Tour, che esiste ancora oggi.e che conserva un quaderno con le firme dei clienti più importanti dal Settecento ad oggi.

(22/T) ........... 17... – 17... (Vedi su Google.it alla voce Tempio della Sibilla)
Il Tempio della Sibilla
Incisione
.xxxxxxxxxxx...........................................
Bibliografia: xxxxxxxxxxxxxxxxxx.............
Questa incisione riguarda il Tempio della Sibilla di Tivoli che taluni considerano il Tempio della Decima Sibilla, altri il Tempio del Dio Tibur, altri di Vesta, altri ancora di Ercole Vittorioso. C’è poi chi ritiene che i due templi, quello rettagolare e quello circolare siano due templi distinti e chi invece li considera un tempio unico.

(23/T) .................... 17... – 17... (Vedi su Google.it alla voce Tempio della Sibilla)
Il Tempio della Sibilla
Incisione
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Bibliografia: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Questa incisione riguarda il Tempio della Sibilla di Tivoli, scisso in due parti, ona rettanolare e l’altra tonda..La parte, quella rettangolare, diventò fin dal medioevo, una chiesa dedicata a San Giorgiuo, affrescata con un immagine di Cristo, in questi ultimi anni, andata distrutta.

(24/T) .................... 17... – 17... (Vedi su Google.it alla voce Tempio della Sibilla)
Il Tempio della Sibilla
Incisione
Xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Bibliografia: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Questo è il Tempio della Sibilla di Tivoli posto sul Monte Catillo. Nell’antichità Sibilla era quella donna in grado di fare profezie. Sembra fosse una sola e vissuta mille anni. Ed era la verginità che assicurava il dono della profezia. Comunque si conoscono: la Persica, l‘Eritrea, la Delfica, la Cumana, la Libica, la Frigia, la Tiburtina.

(25/T) Fry 17... – 17...
Tempio della Sibilla a Puławy
Incisione
Parco di Puławy in Polonia
Bibliografia: ....... xxxxxxxxxxxx
Questo è il Tempio della Sibilla di Tivoli, riprodotto nel Parco di Puławy in Polonia. La più antica fra le Sibille fu la Delfica che si chiamava Libissa ed era figlia di Giove e di Lamia. La più famosa invece fu l’Eritrea che si chiamava Erofila, la stessa che a Cuma fu interrogata da Enea. Il mito delle Sibille ha ispirato pittori e poeti.

(26/T) J. P. Morblin 17... – 17...
Tempio della Sibilla a Puławy
Disegno
Parco di Puławy in Polonia
Bibliografia: Maria Dernałowicz, Portret Familii, Państwowy Instytut Wydawniczy, Warszawa 1974
Questo disegno riguarda il Tempio della Sibilla di Tivoli, riprodotto nel Parco Puławy in Polonia dall’Architetto Christian Aigner per la Famiglia Czartoryski nel XVIII secolo. Anche questo, come l’originale, è stato posto sopre un dirupo in fondo al quale c’è un laghetto.

(27/T) Jacob Philip Hackert, Preszlau 1737 – San Pietro di Careggi 1807
La cascata di Tivoli
Olio su tela, 1769
Galleria d’Arte Antica in Palazzo Barberini, Roma
Bibliografia: Settecento a Roma, Silvana, Cinisello Balsamo Mi 2005
Questo quadro si riferisce alla cascata di Tivoli. Goethe, biografo di Hackert, scrive che il pittore sosta quattro mesi a Tivoli per studiare bene i luoghi prima di dipingerli. Queste cascate sono state riprese da pittori encisori, come Gaspar van Wittel o Giuseppe Vasi

(28/T) Giovanni Volpato 1735 - 1803
Veduta di Tivoli con il Tempio della Sibilla
Acquaforte, 52,3 x 73,8 cm
Collezione Chessex
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta di Tivoli con il Tempio della Sibilla. Un’inquadratura molto esplicativa, che rende bene l’idea di come apparisse nel Settecento quella parte della città agli occhi dei visitatori del Grand Tour.

(29/T) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Tempio della Sibilla Tivoli
Acquaforte, 53,7 x 75,8 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta del Tempio della Sibilla a Tivoli ripresa dalla parte del pergolato con il ristorante. Un’inquadratura molto esplicativa, che rende bene l’idea di come apparisse nel Settecento quella parte del tempio con il campanile della Chiesa in prospettiva, agli occhi dei visitatori del Grand Tour.


LA CAMPAGNA ROMANA DURANTE IL GRAND TOUR NEL XVIII SECOLO:

(01/C) Claude Gellée, detto Claude Lorrain 1600 - 1682
Paesaggio con pastori e il Ponte Molle, 1645
Olio su tela, 73,7 x 96,5 cm
Birmingham Museum and Art Gallery
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo è un dipinto che racconta la Campagna Romana alle porte di Roma, con una fattoria, con una tipica torre circolare, col Ponte Molle ed il Tevere, sulla cui riva sosta un pastore con il suo cane e la sua donna, alla tenera luce del tramonto.

(02/C) Salvator Rosa 1615 - 1673
Paesaggio della Campagna Romana, 1641 ca
Olio su tela, 94 x 146,1 cm
Corsham Court Collection
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo è un dipinto che racconta la Campagna Romana con una natura selvaggia ed incolta. I precipizi, Le montagne, i torrenti, dipinti da l pittore sono spesso popolati da banditi. Un fenomeno, quello del banditismo, che perdurerà in questi luoghi fino a tutto il XVIII secolo.

(03/C) Giovanni Paolo Panini 1691 - 1765
Veduta panoramica di Roma da Monte Mario, 1749
Olio su tela, 101,5 x 168 cm
Stiftung Preussiche Schlösser und Gärten, Berlin Brandenburg
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo è un dipinto che racconta la Campagna Romana quasi all’interno di Roma. Il panorama mostra la città quasi all’orizzone, vista dalla collina di Monte Mario, così come appariva ai pellegrini e ai viaggiatori che si approssimavano ad essa venendo da nord.

(04/C) Johann Heinrich WilhelmTischbein 1751 - 1829
Goethe nella Campagna Romana, 1786-87
Olio su tela, ... x ... cm
Staedelsches Kunstinstitut, Francoforte
Bibliografia: Angelika Kauffmann e Roma, Acc. Naz. di San Luca e Ist. Naz. per la Grafica, Roma 1998
Questa tela è stata dipinta alla Caffarella, con gli Acquedotti Romani, la Tomba di Cecilia Metella e i Castelli Romani. La posa di Goethe si rifà ai letterati che visitavano Roma alla fine del Seicento e agli inizi del Settecento, riproducendo il motivo arcadico di un’incisione di Berchem con un pastore in posa analoga.

(05/C) Mariano Vasi att. 1786 - 1820
Sepolcro di Cecilia Metella, 1791
Acquaforte, 12,2 x 6 cm
British Scool, Roma
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questa incisione rappresenta il Sepolcro o Tomba romana di Cecilia Metella che si trova sulla Via Appia Antica, nella località detta Capo di Bove, punto dove arrivò la colata lavica dell’ultima eruzione del Vulcano dei Castelli Romani, ancora ben visibile.

(06/C) Mariano Vasi att. 1786 - 1820
La Chiesa di Sant’Urbano e la Fonte della Ninfa Egeria, 1791
Acquaforte, 12,2 x 6 cm
British Scool, Roma
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questi due antichi monumenti romani si trovano in quella parte della Campagna Romana detta Caffarella; una vasta area sorta dalle eruzioni del Vulcano dei Castelli Romani. Le ceneri che hanno invaso tutto il territorio si sono trasformate com i secoli in cave di pozzolana, già utilizzata dagli Antichi Romani per fabbricare mattoni.

(07/C) Richard Wilson 1713 - 1782
San Pietro e il Vaticano visti dal Gianicolo, 1753-54
Olio su tela, 100,3 x 139 cm
Collections Fund
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questa tela, oltre che San Pietro e il Vaticano, ci mostra Monte Mario in lontananza e i Castelli Romani all’orizzonte. Una fittissima vegetazione, con pini e cipressi, domina la scena. In primo piano una mucca con un pastore ed una famiglia.

(08/C) Jonathan Skelton 1735 ca – 1759
Veduta di Roma con il Tevere e Castel Sant’Angelo sullo ssfondo, 1758
Acquarello, 37 x 53 cm
Victoria and Albert Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo acquarello ci mostra la Campagna Romana a ridosso di Roma, le rive incolte e selvagge del fiume Tevere che si appresta ad entrare in città. Qui, all’ombra di un albero sosta un personaggio, tutto solo, seduto tranquillamente su un grosso ramo abbattutosi in terra

(09/C) Jonathan Skelton 1735 ca – 1759
Castel Gandolfo e il lago di Albano, 1758
Acquarello, penna e inchiostro nero su matita, 36,8 x 52,8 cm
The Visitors of the Ashmolean Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo acquarello ci mostra la Campagna Romana in tutto il suo splendore, con il lago di Albano a ridosso di Castel Gandolfo. Si scorgono sul fondo anche gli altri Castelli Romani. Oltre a CastelGandolfo, e Albano, il pittore ha rappresentato Frascati e Tivoli.

(10/C) Jonathan Skelton 1735 ca – 1759
Castel Gandolfo e il lago di Albano, 1758
Acquarello, penna e inchiostro nero su matita, 36,8 x 52,8 cm
The Visitors of the Ashmolean Museum
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo acquarello ci mostra la Campagna Romana in tutto il suo splendore, con il lago di Albano a ridosso di Castel Gandolfo. Si scorgono sul fondo anche gli altri Castelli Romani. Oltre a CastelGandolfo, e Albano, il pittore ha rappresentato Frascati e Tivoli.

(11/C) John Robert Cozens 1752 - 1797
Il lago di Albano e Castel Gandolfo, post 1777
Acquarello su matita, 48,9 x 67,9 cm
Collections Fund
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
La Campagna Romana attorno ai laghi di Albano e di Nemi era una delle zone preferite dagli artisti e dai visitatori del Settecento, attratti, oltre che dallo scenario spettacolare, anche dalle sue associazioni con la storia di Roma e con la poesia bucolica.

(12/C) Giovanni Battista Busiri 1698 - 1757
Ponte Milvio, 1747-50 ca ?
Tempera su tavola, 16 x 60 cm
Collezione Busiri Vici, Roma
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo dipinto mette in evidenza la visione del Ponte Milvio con attorno le sponde selvagge del Tevere e Monte Mario. Da qui ha inizio la Campagna Romana che poi si estende verso sud fino ai confini con la Campania, ovvero il Regno di Napoli e delle Due Sicilie

(13/C) Giovanni Battista Busiri 1698 - 1757
La tomba di Cecilia Metella, 1720-25
Tempera su tavola, 22,50 x 32 cm
Collezione Busiri Vici, Roma
Bibliografia: A. Wilton e I. Bignamini, Grand Tour: Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo, Skira, Londra 1996
Questo dipinto mette in evidenza il fascino del paesaggio dolce e tenebroso della Campagna Romana, come poteva apparire agli occhi dei viaggiatori del Grand Tour nel Settecento. Il corso d’acqua sul fondo potrebbe essere l’Almone, il fiume sacro degli Antichi Romani, affluente del Tevere.

(14/C) Johann Wolfgang Goethe 1740 - 1832
La Grotta di Egeria nei pressi di Roma, 1786
Grassetto nero, 18,50 x 30,70 cm
Kunstsammlungen, Weimar
Bibliografia: Angelika Kauffmann e Roma, Acc. Naz. di San Luca e Ist. Naz. per la Grafica, Roma 1998
La Grotta di Egeria nel Settecento era uno dei motivi più amati dagli artisti che giungevano a Roma da tutta Italia e da tutta Europa.Questo disegno risale all’11 novembre 1786 quando Goethe, durante il suo viaggio in Italia vi fece un’escursione che annotò sul suo diario. Il 29 dicembre scrive poi che la tela è quasi già terminata.

(15/C) Carel Cornelisz De Hooch att.1620 - 1638
Rovine di una Villa Romana nella Campagna Riomana, 1633
Oak Panel, 16,2 x 23,7 cm
Dulwich Picture Gallery
Bibliografia: Dulwich Picture Gallery Complete Illustred Catalogue, Unicorn, London 1998.
Questo dipinto riproduce il rudero di una Villa Romana in un paesaggio forse immaginario della Campagna Romana. Personaggi ed animali, in primo piano, animano la scena, muovendosi tutti, comunque, in un’atmosfera di estrema serenità.

(16/C) David Teniers Antwerp 1610 – Brussels 1690
Autumn
Olio su tela, 67 x 42,9 cm
Dulwich Picture Gallery
Bibliografia: Dulwich Picture Gallery Complete Illustred Catalogue, Unicorn, London 1998.
Sotto il titolo ”Autunno” è rappresentata dal pittore una tipica fraschetta dei Castelli Romani con un oste all’esterno che brinda sollevando un bicchiere di vino. In terra sono poggiate alcune botti. Sul fondo un vigneto. Sul muro, appesa ad un ramo, una fraschetta fatta di foglie. (In questo caso disposte a forma di coroncina)

(17/C) Claude Gellée, Le Lorrain 1604/5 - 1682
Una veduta, di sera, della Campagna Romana , da Tivoli, 1645/46
Olio su tela 98,1 x 135,1 cm
Royal Collection, London
Bibliografia: Royal Treasures, Royal Collection, London 2002
Quest’opera rappresenta la veduta sulla Campagna Romana, così come appare affacciandosi dalla Via Quintilio Varo nella città di Tivoli. È stato volutamente escloso il Tempio della Sibilla. Questa veduta è stata sempre apprezzata dagli artisti europei, già dal XVII secolo. All’orizzonte la Cupola di San Pietro.

(18/C) Giovanni Volpato 1735 - 1803
Savoiardi colla Lanterna magica
Bulino e Acquaforte, 36,7 x 28,7 cm
Istituto Nazionale per la Grafica, Roma
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte, disegnata dal Maggiotto, è riprodotta una scena in cui due ragazzi della Savoia stanno per entrare in una bettola, portando con loro la lanterna magica. Sul muro, sopra la porta d’ingresso, è appesa una fraschetta ad indicare che lì c’è una taverna o osteria.

(19/C) Giovanni Volpato 1735 - 1803
All’osteria
Bulino e Acquaforte, 34,7 x42,7 cm
Istituto Nazionale per la Grafica, Roma
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte, disegnata dal Maggiotto, è riprodotta una scena in cui uomini e donne bevono vino e brindano tra le botti, dentro un’osteria o fraschetta, come ai Castelli Romani, meta dei viaggiatori del Grand Tour provenienti da tutta Europa.

(20/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Tempio della Minerva Medica
Acquaforte, 53,7 x 75,8 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta del Tempio della Minerva Medica a Roma. Attualmente, vi sorge vicino la Stazione Termini ed è in totale stato di abbandono. Questo rudero, nei secoli, è stato rifugio di banditi e di soldatesche.

(21/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Tomba di Cecilia Metella
Acquaforte, 54,1 x 74,3 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta della Tomba di Cecilia Metella sull’a Via Appia Antica a Roma. sulla destra si scorgono i resti della chiesa gotica. In primo piano un tratto dell’Appia con alcuni personaggi ed alcuni animali.

(22/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Piramide Cestia
Acquaforte, 53,2 x 76,5 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta della Piramide Cestia a Roma. Già nel Settecento accanto sorgeva il Cimitero Acattolico, dove sono sepolti alcuni viaggiatori italiani ed europei del Grand Tour, come Keats, un figlio di Goethe ed altri.

(23/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Villa Altieri
Acquaforte, 49,6 x 73,3 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta della Villa Altieri a Roma. Questo luogo era meta di alcuni Viaggiatori italiani ed europei del Grand Tour,. perché qui, come in altre case quali quelle del Principe Stanislao Poniatowski o quella del Cardinal De bernis, si tenevano feste e banchetti.

(24/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Villa Albanii
Acquaforte, 47,3 x 67,4 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta della Villa Albani a Roma. Questo luogo era meta di alcuni Viaggiatori italiani ed europei del Grand Tour, per la ricchezza delle opere d’arte in essa conservate, ma anche. perché qui si tenevano feste e banchetti.

(25/C) ............17... – 18...
Tomba di Cecilia Metella a Królikarnia.
Acquaforte, ............ cm
Parco di Królikarnia, Varsavia
Bibliografia:
Questa incisione rappresenta il Sepolcro o Tomba romana di Cecilia Metella

(26/C) ............17... – 18...
Acquedotti Romani a Nieborów
Acquaforte, ............ cm
Parco di Arkadia, Polonia
Bibliografia:
Questa incisione rappresenta gli Acquedotti Romani riproidotti nel Parco di Nieborów in Polonia

(27/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Villa Ludovisi
Acquaforte, 54,1 x 74,8 cm
Collezione Chessex
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
Questa incisione rappresenta Villa Ludovisi a Roma, disegnata dal Domenichino, con il suo parco straordinario, dove si muovono alcuni personaggi. Vi sono anche degli animali, come cavalli e cani. Sul fondo si intravede una grossa ed importante costruzione.

(28/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Villa Ludovisi
Acquaforte, 49 x 72,5 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
Questa incisione rappresenta la Villa della famosa famiglia patrizia dei Ludovisi a Roma, con il suo parco bellissimo, dove si possono vedere alberi giganteschi. Oggi questo palazzo è stato adibito a museo e conserva importantissime opere d’arte.

(29/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Villa Doria Panphili
Acquaforte, 49,7 x 72,7 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
Questa incisione rappresenta la Villa Doria Panphili a Roma, con il suo splendido e vastissimo parco dove si possono vedere i famosi altissimi pini mediterranei. Oggi questo palazzo è stato adibito a museo e consrva importantissime opere d’arte.

(30/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Canale del lago di Villa Panphili
Acquaforte, 49,6 x 73,1 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
Questa incisione rappresenta Canale del lago di Villa Panphili a Roma, un’opera architettonica ed idraulica straordinaria. A destra e a sinistra figurano due pinete di pini mediterranei altissimi. Oggi il lago è abitato da grosse nutrie.
(31/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Veduta del Cortile del Museo Pio-Clementino
Acquaforte, 49,6 x 73,1 cm
Collezione Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, di Roma
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
Questa incisione rappresenta l’imponente Cortile del Museo Pio-Clementino, con la sua fontana e le sue statue, dentro la Città del Vaticano. Questo museo è stato fondato da Papa Clemente IV e conserva ancora oggi opere d’arte di grandissimo valore.

(32/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Tempio della Minerva Medica
Acquaforte, 53,6 x 75,6 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una veduta del Tempio della Minerva Medica a Roma. Minerva era figlia di Giove, dal cui cervello uscì armata. Era la dea delle Arti, della Sapienza e delle Scienze, quindi anche della Medicina.

(33/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Interno delle Terme di Caracalla
Acquaforte, 74,1 x 53,2 cm
Collezione Calcografia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotto un interno delle Terme di Caracalla a Roma, nel Settecento, in totale stato di abbandono, tant’è che nella scena si vedono persone fra le erbacce che uccidono un serpente. Piante rampicanti selvatiche sporgono anche dal soffitto a volta.

(34/C) Giovanni Volpato 1735 – 1803
Veduta del Colosseo
Acquaforte, 46,3 x 70,8 cm
Collezione Istituto Nazionale per la Grafica, Gabinetto delle Stampe e dei Disegni, Roma
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una particolare veduta del Colosseo dal Monte Celio. Si scorgono a destra i resti della Domus Aurea di Nerone e a sinistra l’Arco di Costantino. Avanti in primo piano, nel Settecento, come si può osservare, esisteva uno spazio in piano che oggi non esiste più.

(35/C) Jakub van Lint, Roma 1723 - 1790
Veduta della nuova facciata di San Giovanni in Laterano, 1740
Acquaforte, 29 x 45 cm
Collezione Fabio Massimo Megna, Roma
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta la Basilica di San Giovanni in Laterano, con la piazza antistante la facciata e con i giardini ricchissimi di alberi, che arrivano fino alla Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Si scorge l’inizio della via Merulana dove all’angolo si trovava un’osteria già dal XVII secolo.

(36/C) Jakub van Lint, Roma 1723 - 1790
Piazza di San Giovanni in Laterano
Acquaforte, 47,7 x 68,5 cm
Collezione Istituto Nazionale per la Grafica, Gabinetto delle Stampe e dei Disegni, Roma
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta la Basilica di San Giovanni in Laterano, con la piazza e l’obelisco davanti al battistero. A sinistra si vede l’albero all’imbocco di via Merulana con l’osteria frequentata soprattutto da coppie di sposi per il banchetto nuziale.

(37/C) xxxxxxxxxxxxxx (Vedi mie stampe)
Piazza di San Giovanni in Laterano
Acquaforte, xxxxxxxxxxxxx
xxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Bibliografia: xxxxxxxxxxxxxx
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(Alberto Macchi, Ricerca, Roma 2007)

VISITATORI DI TIVOLI E DELLA CAMPAGNA ROMANA NEL SEICENTO E NEL SETTECENTO:

NICOLAS POUSSIN, Pittore francese
GASPARD DUGHET, Pittore francese, cognato di Poussin
M. DU TRENBLAY, Collezionista di Parigi.
J. R. COZENS, Pittore
SALVATOR ROSA, Pittore
RICHARD WILSON, Pittore inglese
WILLIAM LEGGE, Secondo Conte di Dartmouth, Collezionista inglese,
GASPAR VAN WITTELL. Pittore, noto in Italia come Gaspare Vanvitelli
DAVID ALLAN, Pittore inglese
ANDREA LOCATELLI, Pittore
GIOVANNI BATTISTA BUSIRI, Pittore
FRIEDRICH BURY, Pittore tedesco, allievo di Anton Tischbein zio di J. H. W. Tischbein e amico di Goethe
M. DU TRENBLAY, Collezionista di Parigi.
JOHN ROBERT COZENS, Pittore
GIOVANNI PAOLO PANINI, Pittore
MARIANO VASI, Incisore
GIOVANNI PAOLO PANINI, Pittore
MARIANO VASI, Incisore
JOHANN HEINRICH WILHELM TISCHBEIN, Pittore tedesco
JOHANN WOLFGANG GOETHE, Viaggiatore tedesco
MICHAŁ PONIATOWSKI, Principe, Primate della Chiesa in Polonia, fratello del re Stanislao Augusto
LUOIS DUCROS, Pittore francese
PAOLO ROMANOV, Granduca russo
MARIA FEODOROVA, Granduchessa russa, moglie di Paolo Romanov
RAPHAEL MORGHEN, Pittore tedesco
RICHARD WILSON, Pittore inglese
JOSEPH HENRY STRAFFAN KILDARE, di Dublino, figlio del banchiere Hug Henry Straffan
JOSEPH LEESON, Conte di Milltown, zio di James Henry Straffan Kildare
JOSHUA REYNOLDS, Pittore inglese
JEAN-HONORÉ FRAGONARD, Pittore francese
ABBÉ DE SAINT-NON, Abbate francese, mecenate
PIERRE-ADRIEN PÂRIS, Collezionista francese
JOHN SMITH, Pittore inglese, soprannominato Warwick, dal Secondo Conte di Warwick, suo mentore.
THOMAS JONES, Scrittore inglese, compagno di escursioni di Francis Towne e John Smith
FRANCIS TOWNE, Pittore inglese, compagno di escursioni di Thomasd Jones e John Smith
RICHARD COL HOARE, Pittore inglese, allievo di John Smith, committente di Louis Ducros
ROBERT ADAM, Architetto e pittore scozzese. Visitò Tivoli con G. B. Piranesi e con Charles Louis Clérisseau
CHARLES-LOUIS CLÉRISSEAU, Pittore francese. Visitò Tivoli con G. B. Piranesi e con Robert Adam
THOMAS JENKINS, Viaggiatore britannico che acquistò marmi antichi a Tivoli per Henry Blundell.
GIUSEPPE FEDE, Conte, archeologo. Eseguì scavi a Tivoli insieme a Francesco A. Lolli e Liborio Michilli
LIBORIO MICHILLI, Archeologo. Eseguì scavi a Tivoli insieme a Francesco A. Lolli e G.iuseppe Fede
FRANCESCO ANTONIO LOLLI, Archeologo. Eseguì scavi a Tivoli insieme a Liborio Michilli e G. Fede
GIUSEPPE ALESSANDRO FURIETTI, Monsignore, archeologo. Eseguì scavi a Tivoli.
MATTHEW BRETTINGHAM IL GIOVANE, Viaggiatore inglese. Aquistò mosaici per il Conte Thomas Coke
GAVIN HAMILTON, Archeologo inglese. Eseguì scavi a Tivoli insieme a Giovan Battista Pianesi
GIOVAN BATTISTA PIRANESI, Incisore. Visitò Tivoli con Clérisseau e Adam e fece scavi con G. Hamilton
FRANCESCO PIRANESI, Pittore, incisore, figlio di Giovan Battista Piranesi
MARIO MAREFOSCHI, Cardinale, archeologo. Eseguì scavi a Tivoli
FILIPPO FARSETTI, Abate
RICHARD COLT HOARE, Collezionista inglese. Ha commissionato dipinti a Louis Ducros e a Carlo Labruzzi
JAMES BYRES, Cicerone di Richard Colt Hoare
Colin Morison, Cicerone di Richard Colt Hoare
CARLO LABRUZZI, Pittore
GIOVANNI ALTIERI, Scultore. Ha realizzato il modello del Tempio della Sibilla in sughero
GEORGE DANCE, Pittore inglese, fratello del pittore Nathaniel Dance
JOHANN GEORG SCHÜTZ, Pittore tedesco, amico di Angelica Kauffmann
JEAN-ERIC REHN, Pittore
JONATHAN SKELTON, Pittore inglese
(Alberto Macchi, Ricerca, Roma 2007)

OCCHIALI, MONOCOLI, LENTI E CANNOCCHIALI DAL XIV SECOLO:

(00/O) Autoritratto con gli occhiali
del 1775, di Jean-Baptiste-Simeon Chardin (Paris 1699 - Paris 1779)Pastello su carta cm. 46 x 38, Musée du Louvre, Paris

(01/O) Joshua Reynolds ............17... – 18...
Autoritratto
Olio su tela, 76,2 x 63,8 cm
Dulwich Picture Gallery
Bibliografia: Dulwich Picture Gallery Complete Illustred Catalogue, Unicorn, London 1998.
Questa tela rappresenta l’Autoritratto a mezzo busto del pittore inglese che porta occhiali tondi ccn le stanghette dritte, ossia senza i terminali tondi, che poggiano sui capelli al di sopra delle orecchie. Tutta la montatura è di metallo e di un certo spessore.

(02/O) Carlo Marchionni ............17... – 18...
Caricatura di Alessandro Cocchi
Disegno
Museo di Palazzo Braschi, Roma
Bibliografia: Alvar González-Palacios, Mosaici e Pietre Dure, Fabbri, Milano 1991
Questo disegno rappresenta il pittore che porta occhiali tondi, senza stanghette, poggiati sul naso, mentre esegue sul cavalletto la caricatura del mosaicista Alessandro Cocchi, anche lui che porta occhiali analoghi, ma molto più piccoli.

(03/O).. J. Saunders..........17... – 18...
Royal Academicians
Penna e Acquarello su carta.
National Portet Gallery, London
Bibliografia: Barbara Jatta, Francesco Bartolozzi, incisore delle grazie, Artemide, Roma 1995
Questo acquarello, da J. Zoffany, rappresenta un gruppo di accademici riuniti fra alcune opere d’arte nella Reale Accademia di Londra. Uno di loro, al centro della scena, porta occhiali tondi con le stanghette e sta osservando un modello che posa nudo davanti a tutti.

(04/O) L. Rados............17... – 18...
Ritratto di Francesco Bartolozzi
Acquaforte e Bulino
Collezione Privata, Roma
Bibliografia: Barbara Jatta, Francesco Bartolozzi, Incisore delle Grazie, Artemide, Roma 1995
Questa acquaforte, da R. Focosi, rappresenta il pittore Francesco Bartolozzi che ha con se nella mano sinistra, una lente di ingrandimento sorretta da un’asta, che usa per le sue incisioni. Nell’altra mano ha un attrezzo di lavoro.

(05/O) Giuseppe Francesco Eligio Bartolozzi, Firenze 1728 – Lisbona 1815
Il Farmacista, 1751
Acquaforte e Bulino, 46,5 x 34,6 cm
Collezione Privata, Roma
Bibliografia: Barbara Jatta, Francesco Bartolozzi, Incisore delle Grazie, Artemide, Roma 1995
Questa acquaforte, da Pietro Longhi, rappresenta uno speziale che porta occhiali senza stanghette, poggiati sul naso e sta curando con un arnese i denti di una donna Non va confuso con il cavadenti. In questa stampa, a differenza del quadro, non figura un giovane in atto di alimentare il fuoco con un mantice.

(06/O) James Gillray 1756 – 1815
Very slippy-Weather, 1808
Coloured etching, 26,5 x 20,5 cm
Museo dell’Hermitage, Leningrad
Bibliografia: The Hermitage English Art., Aurora A. P., Leningrad 1979
Quest’opera, da John Sneyd, è una caricatura inglese, dove alcuni uomini osservano dei manifesti in strada. Uno di loro guarda con l’occhialino. All’interno di un negozio c’è un altro signore che legge un giornale anch’egli con un occhoialino.

(07/O) Willam Hogarth 17... – 17...
Giudici, 1758
Disegno
xxxxxxxxxxxxxxx
Bibliografia: Emanuel Rostworowski, Wydawnictwo Naukowe PWN, Warszawa 1994
Quest’opera è una caricatura inglese, in cui figurano quattro giudici. Siamo in un tribunale e due di loro dormono mentre gli altri due leggono qualcosa con un paio d’occhiali tondi senza stanghette, di quelli che aderiscono sul naso. Portano tutti e quattro una enorme parrucca.

(08/O) Thomas Rowlandson 17... – 17...
The Artist’s Studio xxxx
Penna, Inchiostro ed Acquarello, 15,9 x 19,7
Collezione Privata
Bibliografia: Sir Joshua Reynolds, Cambridge University Press, 1995
In quest’opera figurano tre personaggi: un pittore con occhiali tondi con le stanghette, un osservatore che guarda incuriosito, con un occhialino tondo ed un uomo che posa. Il pittore, seduto davanti al. cavalletto, è intento a ritrarre quest’ultimo.

(09/O) Georges De la Tour 1593 - 1652
San Girolamo, 1621/3 ca
Olio su tela 63,8 x 47,2 cm
Royal Collection, London
Bibliografia: Royal Treasures, Royal Collection, London 2002
Quest’opera rappresenta San Girolamo, tutto vestito di rosso, che legge molto attentamente, tenendo in mano un paio d’occhiale tondi senza stanghette, che utilizza come fosse un occhialino, guardando attraverso una sola lente e usando l’altra come manico.

(10/O) Johann Zoffany 1733 - 1810
La Tribuna degli Uffizi, 1772/78 ca
Olio su tela 123,5 x 155 cm
Royal Collection, London
Bibliografia: Royal Treasures, Royal Collection, London 2002
Quest’opera rappresenta la Galleria degli Uffizi a Firenze ornata di opere d’arte e piena di visitatori. Sulla destra un personaggio, insie ad altri quattro sta osservando attentamente il fondo schiena di una statua di donna nuda, ma lui attraverso un occhialino tondo.

(11/O) Gérard II Jean-Baptiste Scotin 1... – 1...
The Contract: Negotiate the conditions for their children’s marriage, 1745
Incisione, 38,7 x 46,6 cm
Gabinetto delle Stampe, Cracovia
Bibliografia: Hogarth i jego wiek, Kraków 2001
Questa incisione, da W. Hogarth, racconta del contratto tra due personaggi circa il matrimonio dei loro figli. Sulla scena appaiono sette persone, sei uomini ed una donna. Un uoimo al centro sorregge con la mano destra un paio di occhiali tondi senza stanghette poggiati sul proprio naso.

(12/O) Thomas Rolandson 1... – 1...
A Gaming Table at Devonshire House’s, 1791
Penna e Acquarello
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
Questo acquarello, riproduce una sala da gioco con alcuni personaggi intorno ad un tavolo. Vi sono uomini e donne. Due uomini sulla destra della scena, uno guarda attraverso un occhialino tondo, mentre l’altro attraverso un paio d’occhiali tondi sorretti da due cordicelle al posto delle stanghette.

(13/O) xxxxxxxxxxxxxxxxxx.
The Wauxhall Garden
Penna e Acquarello
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
Questo acquarello, riproduce una festa all’aperto con parecchi personaggi. Vi sono uomini e donne. Due uomini sulla sinistra della scena, uno guarda attraverso un occhialino tondo, mentre l’altro attraverso un paio d’occhiali tondi sorretti da due stanghette.

(14/O) Dighton 1... - ...
At Covent Garden during Westminster Election.
Penna e Acquarello
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
Questo acquarello, riproduce una grande folla radunata a Covent Garden durante l’Elezione di Westminster, a Londra. Sulla destra della scena un uomo con il cappello porta un paio di occhiali tondi con le stanghette. Così pure un altro uomo col cappello al centro.

(15/O) xxxxxxxxxxxxxx.
The actress Mrs Siddons
Penna e Acquarello
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
Questo acquarello, riproduce in una caricatura, l’attrice Sarah Siddons che, sollecitata dal regista suo fratello Philip Kemble, sta provando una parte di un testo teatrale. Dietro di lei l’attore suo partner che partecipa e fa da controscena. Il regista ha in mano il copione e porta un paio di occhiali tondi senza stanghette, poggiati sul naso.

(16/O) James Gillray 1756 – 1815
Gabinet of Dr. Thomas Beddoes in the Pneumatic Institute
Penna e Acquarello, 1790
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
Qui è riprodotta una scena dove viene somministrato del gas per bocca ad un tizio prestatosi da cavia, gas che poi fuoriesce dal suo ano. È un esperimento del Dr. Beddoes dell’Istituto Pneumatico di Londra, dove il gas è stato scoperto. Tra i presenti un signore con l’occhialino tondo e un altro con gli occhiali tondi con le stanghette.

(17/O) xxxxxxxxxxxxxxxxx
The Anatomist
Disegno, 1811
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
In questo disegno è riprodotta una scena dove viene espressa tutta la crudeltà dei medici che operavano nel Settecento. L’Anatomista qui, impegnato con i suoi strumenti di lavoro, porta un paio di occhiali tondi con le stanghette dritte poggiate sui capelli.

(18/O) xxxxxxxxxxxxxxxxx
L’Assemblée Nationale
Disegno
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
In questo disegno è riprodotta un’Assemblea della Grande Cooperativa presso St. Ann’s Hill. Porta un paio di occhiali tondi con le stanghette dritte poggiate sui capelli. Un uomo ed una donna sulla sinistra hanno in mano un occhialino. Un altro uomo, sulla destra, ha in mano un paio di occhiali senza stanghette.

(19/O) xxxxxxxxxxxxxxxxx
The New Minister
Penna e Acquarello
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Bibliografia: Amanda Foreman, Georgiana’s World, Harper Collins 2001
In questo disegno è riprodotta una scena in cui Re Giorgio III d’Inghilterra guarda con un cannocchiale ad una canna un suo amministratore che si trova proprio lì davanti a lui. È una caricatura che mette in evidenza la troppa bonomia del re.

(20/O) Giovanni Volpato 1735 - 1803
La Fruttivendola
Bulino e Acquaforte, 25,4 x 31,4 cm
Civica Raccolta di Stampe Bertarelli, Milano
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte è riprodotta una scena in cui una venditrice offre frutta a due uomini. Uno di loro osserva la merce conservata dentro un cestino, guardando attraverso un occhialino tondo. L’altro invece si accinge a pagare prima di ricevere la frutta.

(21/O) Giovanni Volpato 1735 - 1803
La Venditrice di caffé
Bulino e Acquaforte, 25,5 x 36,5 cm
Gabinetto Disegni e Stampe del Museo Civico Correr, Venezia
Bibliografia: Giorgio Marini, Giovanni Volpato, Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa 1988
In questa acquaforte, ispirata ad un quadro del Maggiotto, è riprodotta una scena in cui una venditrice offre del caffé a due uomini. Uno di loro osserva la merce guardando attraverso un occhialino tondo. L’altro invece si accinge ad assaggiare una tazza di caffé.

(22/O) Pier Leone Ghezzi 1674 - 1755
Congresso di Antiquari, 1728
Penna e Inchiostro bruno, Matita rossa 31,1 x 41,9 cm
Biblioteca Apostolica Vaticana
Bibliografia: Settecento a Roma, Silvana, Cinisello Balsamo Mi 2005
In questo disegno figurano parecchi personaggi, tra i quali uno porta un paio di occhiali tondi senza aste mentre un altro porta un monocolo tondo, o caramella, appeso ad una cordicella. I primi occhiali furono ideati nel 1350 circa dai fisici fiorentini Alessandro da Malaspina e da Salvino Armati morto nel 1377.

(23/O) Pietro Longhi 17.. – 17..
Lezione di Geografia, 1752
Olio su tela
Pinacoteca Querini Stampalia, Venezia
Bibliografia: Pierre Chaunu, Cyvilizacja Wieku Oświecenia, Państwowy Instytut Wydawniczy, Warszawa 1989
In questa opera è riprodotto un momento di una lezione di Geografia. Il professore in piedi osserva con un occhialino tondo la sua allieva, una giovane ed elegante signora seduta davanti ad un mappamondo con in mano un compasso.

(24/O) John Watt att. da 1760 a 1780
Portrait of Joseph Baretti, 1780
Mezzatinta 43,5 x 32,5 cm
Museo dell’Hermitage, Leningrad
Bibliografia: The Hermitage English Art., Aurora A. P., Leningrad 1979
In questa mezzatinta, tratta da un olio su tela di Joshua Reynolds, appare chiaramente un occhialino conservato nel suo astuccio di pelle, appeso ad una cordicella che pende dal collo di Giuseppe Baretti. L’astuccio avrebbe anche la funzione di manico per la lente.
Gli occhiali furono inventati da ALESSANDRO DA MALASPINA (Firenze XIV sec.) e da SALVINO DEGLI ARMATI (Firenze ... - ... 1377), fisico.
(Alberto Macchi, Ricerca, Roma 2008)


Luca Giordano (Napoli 18/10/1634 – Napoli 12/1/1705), Autoritratto con gli occhiali, del 1692.


"Autoritratto con gli occhiali", del 1771, di Jean-Baptiste-Simeon Chardin (Paris 1699 - Paris 1779), Pastello su carta, cm 46 x 38, Paris, Musée du Louvre


"San Girolamo" di Lionello Spada (Bologna 1576 - Parma 1622), olio su tela cm. 112x143, del 1615, conservato presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma (tratto dal Sito Web: http://www.friendsofart.net/en/art/lionello-spada/st-jerome)
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TEATRI FAMOSI IN ITALIA NEL SECOLO DEL GRAND TOUR:

(Vedi foto:
www.firenzenow.it/Guida-di-Firenze/Teatri-Storici/Teatro-della-Pergola-Firenze-Italy.html)
"Esterno del Teatro La Pergola di Firenze"

(Vedi foto:
www.lottocult.it/static/template/restauroDett.prn.aspx?idcontent=439&mode=3)
"Interno del Teatro La Pergola di Firenze"

(Vedi foto:
www.tripadvisor.it/LocationPhotos-g187785-d195418-Teatro_di_San_Carlo-Naples_Campania.html#20764474)
"Esterno Teatro San Carlo di Napoli"

(Vedi foto:
www.gbopera.it/archives/10283)
"Interno Teatro San Carlo di Napoli"

CURIOSITA' DEL SETTECENTO: PITTURA AD ENCAUSTO, CEROPLASTICA, PLASTICA DEI TARTARI E ALTRO:

Encaustum", "Ёγκανοτον", "Encausto" = "Metto a fuoco", "Abbrucio", "Brucio". LUDIO, fra i Romani, fu il primo pittore ad utilizzare la tecnica dell'encausto. Icone dipinte ad encausto provenienti dal Sinai, si trovano al Museo di Kiev. Fra i Romani e i Greci emersero POLIGNOTO, NICANORE, ARCESILAO, ARISTIDE e PRASSITELE. La pittura ad encausto è stata realizzata su muro, su tela, su avorio e su legno, con appositi stiletti di metallo, da una parte appuntiti, dall'altra piatti. Le tinte, la cera, la resina, o la gomma arabica o la colla animale, (in alcuni casi anche calce idrata) vengono fuse col fuoco (abbrucio). A volte, terminata la pittura, si faceva l'"abbruciamento" della sola cera attraverso il calore del fuoco. Nel 1755 a Parigi, l'Acadèmie des Inscriptions bandì un concorso per far rivivere la tecnica dell'encausto; aderirono ANNE CLAUDE PHILIPPE DE TUBIÈRES DE CAYLUS (Paris 31/10/1692 - Paris 5/9/1765), JEAN JACQUES BACHELIER (Paris 1724 - Paris 13/4/1806), JUAN BERNABÉ PALOMINO (Cordova 1692 - Madrid 1777), SCHEFFER, MENGS, e VINCENZO REQUEÑO Y VIVES. "Quis Encausto & Penicillo Primis Lacunaria & Cameras Pinxerit…" dice REQUEÑO Y VIVES. E menziona anche CAYLUS e LORGNA. (Giuseppe Tommaselli, Della Cerografia, Moroni, Verona 1785, p.16). PLINIO dice: "Pinxit & Ipse Penicillo" e …"Ceris Pingere & Picturam Inurere". (Giuseppe Tommaselli, Della Cerografia, Moroni, Verona 1785, p. 18). "Encausta & Encauteria Dicuntur…" che anche si disse Encausto, fatto Enchiostro ovvero Inchiostro e conservatosi essendo l'uso del pennello... Poi s'aggiunge la maniera di tingere a Encausto drappi, effigiandovi sopra a vari colori varie figure, propria degli Egiziani. (Giuseppe Tommaselli, Della Cerografia, Moroni, Verona 1785, p. 24). Menziona ancora: "ALBERTO DURO, LUCA D'OLANDA, MANTEGNA, GIAN BELLINI, ZIMA DA CONEGLIANO, CARO, tutti pittori all'Encausto del presente, come POLIGNOTO, AGLAOFONTE, e PARRASIO, del passato. (Giuseppe Tommaselli, Della Cerografia, Moroni, Verona 1785, p. 106). Miniature a gomma e colori azzurri come quelli fatti a Berlino con sangue di toro misto all'allume di rocca. (Giuseppe Tommaselli, Della Cerografia, Moroni, Verona 1785, p. 58-59). Quello che fa ai nostri pastelli il vetro, la cera faceva presso gli antichi, dando sodezza e trasparenza. (Giuseppe Tommaselli, Della Cerografia, Moroni, Verona 1785, p. 83). "Enkaustès" o "Enkautès", termine che si trova nei testi o nelle iscrizioni greche-romane e che significa "pittore ad encausto". "Agalmatopoiòs E." era invece il "coloratore ad encausto di statue". (Enciclopedia dell'Arte Antica, Treccani, Roma 1960) (A. Fabroni, Antichità Vantaggio Metodo della Pittura Encausta, Roma 1797) (De Caylus-Majault, Mémoire sur la Peinture à l'Encaustique, Parigi 1775) (V. Requeño y Vives, Saggi sul Ristabilimento dell'Antica Arte dei Greci e dei Romani, Parma 1787) Famosa è l'opera la "Musa Polimna", pittura ad encausto d’epoca romana, di straordinaria bellezza. (Museo dell'Accademia Etrusca, Cortona) Falsificazioni in Cina nella creazione di sculture in marmo riproducenti soggetti antichi, apparentemente uguali agli originali, grazie all'uso del metodo dell'encausto o all'utilizzo del vetriolo. (Elena Gazzola Schiavi, La Metodologia dell'Encausto nella Conoscenza delle Tecniche Pittoriche Antiche, Accademia Virgiliana, Mantova 1963)

Realgar (i cui nomi antichi sono Risalgallo, Risigallo, Risigale, hanno per sinonimi: Realgar d'Orpimento, Rahjal-gar, Sandaraca. Questo pigmento di origine inorganica e minerale, dalla tonalità rosso aranciata, è un arsenico bisolfuro, ovvero un insieme di rari cristalli di solfuro di arsenico che, insieme al raro microrganismo termofilo Sulfolobus Solfataricus, si trova nella Solfatara di Pozzuoli. Esso era già conosciuto all'epoca degli Egizi che lo utilizzavano più che nella pittura vista la scarsa stabilità alla luce e la sua elevata velenosità, nella cosmesi femminile, essendo adoperato come belletto mescolato all'orpimento. Ha un elevato potere coprente, annerisce con i solfuri e viene attaccato dagli acidi. Si utilizza, generalmente mescolato all'orpimento nella tempera e nell'encausto. Sconsigliato per l'affresco e l'olio. Indice di rifrazione: 2,46 - Formula chimica: As2S2 - Velenoso. I giacimenti di Realgar, oltre che nella Solfatara di Pozzuoli e nella Valle di Malenco, si trovano in Ungheria, Romania, Macedonia, Grecia, Spagna, e Nevada. (Enciclopedia Zanichelli, Bologna, 1995) (Maria Adinolfi, Benvenuto nei Campi Flegrei, Azienda Autonoma C. S. T.- Regione Campania, Pozzuoli novembre 2002) (Raffaele Adinolfi, Cuma il Lago di Averno la Solfatara di Pozzuoli, Azienda Autonoma C. S. T., Pozzuoli s. d.) (Il Vulcano Solfatara, Pozzuoli 2002).
GIAMMARIA ASTORI ha scritto “Della pittura colla cera ed encausta” stampato da LOCATELLI a Venezia nel 1786 (Al Fondo “Cicognara” in Biblioteca Apostolica Vaticana)
LALA CIZICENA era la pittrice ad encausto del tempo dei Romani, la più famosa a Roma. Gli altri pittori del tempo che a Roma dipingevano ad encausto erano PARRASIO, APELLE, PROTOGENE, AMULIO, POLIGNOTO e AGLAOFONE. (C. Plinio, Lib. XXI, C. XIV - Lib. XXXIII, C. VII - Lib. XXXV, C. II o XI) (Quintiliano, Lib. VIII, e Lib. X) (Lorgna, Osservazioni Intorno al Discorso della Cera Punica, Verona 1781).
Questa tecnica antica dei Greci e dei Romani nel Settecento è stata recuperata, tra gli altri, da Vincenzo Requeno e da Giuseppe Pignatelli, quindi appresa anche dai loro studenti tra cui Irene Duclos Parenti che, a sua volta, l'ha trasmessa alla sua allieva Emma Greenland.
La Specola a Firenze è ancora oggi un museo di storia naturale voluto dal Granduca PIETRO LEOPOLDO comprendente un reparto di anatomia in "Ceroplastica" creato dal fisico e naturalista FELICE FONTANA (Pomarolo 1730 - Firenze1805).
Lavori in Cera e Ceroplastica: GIUSEPPE FALCHINI, fiorentino, ha scritto “Nuova Istruzione per l’Accrescimento delle Api da Miele e da Cera”, stampato da B. PAPERINI a Firenze nel 1747. ANTONIO MARIA LORGNA ha scritto vari libri intorno alla Cera Punica come ad esempio “Osservazioni intorno al discorso della Cera Punica, stampato da Eredei MARCO MORONI, Verona 1785. ANTONIO COCCHI (1695 – 1758) ha scritto “Lettera Critica sopra un manoscritto in cera”, stampato da All’Insegna di Apollo a Firenze nel 1746. Dai “Documenti dello Stato Papale dal 1560 al 1840” stampato dalla Camera Apostolica a Roma nel 1840, tra gli argomenti figurano 20 pagine sopra l’appalto delle due gabelle unite di cera e carta, connesse al Sig. FRANCESCO MARIA DEGOLA in Roma 1731. GIACOMO VIVIO DELL’AQUILA (vissuto nel XVI secolo) ha scritto “Discorso sull’opera in bassorilievo di cera stuccata con colori, scolpita in pietra negra” stampata da PIER FRANCESCO COATTINO a Roma nel 1590. (Fondo Cicognara presso la Biblioteca Apostolica Vaticana). Gli altari laterali, ospitano due dipinti settecenteschi: quello a sinistra è di GIUSEPPE LUZI e rappresenta l’immagine di Maria Bambina. In questa chiesa si venera infatti un’effigie in cera di Maria Bambina che la tradizione vuole realizzata da Santa VERONICA GIULIANI e da lei inviata nel 1718 alla compaesana OLIMPIA GASPERINI, badessa a quell’epoca del convento di Santa Maria Maddalena. In occasione della festività della Vergine l’urna dove è conservata viene esposta sull’altare maggiore, riccamente intagliato e dorato. (Chiesa delle Benedettine di Santa Maria Maddalena a Urbania). A Firenze è conservato un cammeo di cera a rilievo con l'effige del Primate di Polonia MICHAŁ JERZY PONIATOWSKI presso il Museo Nazionale del Bargello, inv. cere 1914 n. 260 (Col n. 203 invece è classificato quello di suo nipote il Principe JÓZEF PONIATOWSKI), che servì come modello per un bisquit della manifattura Wedgwood oggi nella collezione Edward J. Warren. (Museo Nazionale del Bargello, Firenze, inv. cere 1914 n. 260 e n. 203). Nel 1780 (a Firenze?) il Marchese DOMENICO DEL MONTE modella funghi e altre cose in cera. (Fabia Borroni Salvadori, G. Bencivenni Pelli al Tempo della Galleria, [in:] “Rassegna Storica Toscana”, Firenze 1983, p. 193). VINCENZA ARMANI, nata a Venezia nella prima metà del XVI secolo, oltre che comica, era una valentissima scultrice in cera. (Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, Roma 1995). Mammella, testa, mano, polmoni: Ex-voto anatonici in cera (Museo Pigorini, Roma). Il 17 luglio 1781 Sir WILLIAM HAMILTON invia dall'Italia alcuni falli di cera colorata con una lettera a Mr. JOSEPH BANKS Presidente della Royal Society di Londra che racconta di strani riti presso il Santuario dei SS. Cosmo e Damiano a Isernia, un eremo sorto sopra un antico tempio pagano dedicato a Priapo. Qui le donne, dice, vendono davanti alla chiesa, come ex-voto, alcuni membri di cera colorata ai pellegrini che accorrono a chiedere una grazia per ottenere fertilità e potenza sessuale. I riti, come quello dell'unzione della parte del corpo da guarire o quello di ospitare per la notte le sole donne ben assistite dai frati cappuccini, che si svolgono all'interno della Chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, aggiunge Sir WILLIAM HAMILTON, sono pressappoco gli stessi che si svolgevano molti secoli prima nel Tempio di Priapo. Ebbene, in seguito a questa lettera e ad un'altra lettera di uno sconosciuto di Isernia che conferma ogni cosa, il Cavalier RICHARD PAYNE nel 1786 ha pubblicato un opuscolo dal titolo "Discourse on the Worship of Priapus" ("Discorso sul Culto di Priapo"). L'opuscolo e i falli di cera oggi sono conservati al British Museum di Londra (British Museum; Londra, MLA M560-64, part; combined with W319-20). “Gabinetto di 17 figure di cera rappresentanti 5 capi ribelli della Transilvania e della Valacchia”, Alessandria 1785. - microfilm al British Museum di Londra - (reel 189 fr.): 35 mm. Un Museo delle Cere a Parigi fu creato da ALFRED GRÉVIN (1827 – 1892) disegnatore. Il Professor GIUSEPPE GALLETTI, Maestro di Chirurgia e di Ostetricia nell'Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, dopo essere stato a Bologna nell'agosto del 1770, viste le preparazioni ostetriche in cera del Professor GALLI, di ritorno a Firenze, pare, fece eseguire a GIUSEPPE FERRINI, scultore livornese, presentatogli da un certo GIOVANNI DELL'AGATA (morto nel 1795) pittore di affreschi in casa di GIOVANNI PITTI, una serie di terrecotte a carattere ostetrico, (oggi conservate al Museo di Storia delle Scienze di Firenze) tra cui un feto (come nella foto) e successivamente, dopo ripetute prove, alcune preparazioni in cera. Il FERRINI finì col lavorare, grazie al Granduca PIETRO LEOPOLDO, dal 1771, al Regio Gabinetto di Fisica di Firenze, le cere anatomiche, sotto la direzione di FELICE FONTANA. (La Ceroplastica nella Scienza e nell'Arte, Atti del I° Congresso internazionale, Firenze 1977, tomo I, pag. 106). ANNA MORANDI MAZZOLINI (o MENZOLINI) (Bologna 1717 - 1774), pittrice, scultrice anatomica, scienziata. Scrive JUAN ANDRÉS di ANNA MORANDI vedova MAZZOLINI: "… famosa per la sua abilità di lavorare in cera le parti anatomiche del corpo umano e per le pubbliche lezioni di anatomia. (Carlo Calcaterra, I Filipatridi, SEI, Torino 1941, p. 335). ANNA MORANDI MAZZOLINI è membro dell'Accademia Clementina di Bologna dal 3/12/1775. (Accademia Clementina - Atti e Memorie 38-39 Nuova Serie, Bologna 1998-1999). In 1760 ANNA MORANDI was given the post of making anatomical models in wax for the Chair of Anatomy at the University of Bologna. (Storia dell'Università, Bologna 2000). ANNA MENZOLINI MORANDI (Bologna 1717 - 1774), pittrice, scultrice, anatomica, docente alla Cattedra di Anatomia di Bologna. Ha fatto lavori in ceroplastica. È stata membro dell'Accademia delle Scienze di Bologna, dell'Accademia Clementina, della Società Letteraria di Foligno, dell'Accademia del Disegno di Firenze. Ha viaggiato a Milano Londra e Pietroburgo. Ha inviato i suoi lavori in ceroplastica in tutte le Corti d'Europa. (Fantuzzi, Scrittori, Bologna, tomo VI) (Nuovo Dizionario Storico, Bassano 1796, Tomo XII) (Ginevra Canonoci Fachini, Prospetto Biografico delle Donne Italiane", Venezia, 1824). LODOVICO MAZZOLINI (Ferrara 1481 – 1530) detto IL FERRARESE, era un pittore. Il Principe MICHELE PONIATOWSKI, nel giugno del 1790 ha acquistato lì due corpi di donna in cera, opera del fiorentino CLEMENTE SUSINI (1754 - 1814), da spedire in Polonia. (Angela Sołtys, Collezioni Artistiche del Primate Michele Poniatowski, Instytut Sztuki Polska Akademia Nauk, Warszawa 2005). (Angela Sołtys, Podróż Prymasa Poniatowskiego do Włoch w Latach 1789 - 1790, Kronika Zamkowa/The Castle Chronicle, nr. 2/40/2000). ELISABETH VIGÉE-LEBRUN visita il gabinetto dell'Abate FELICE FONTANA e rimane affascinata dalle sue opere in ceroplastica. Domanda a questi come liberarsi dall'importuna suscettibilità dei propri organi. (Souvenirs of MadameVigée-Lebrun, 1869, I, pagg.. 237-238). La Specola a Firenze è ancora oggi un museo di storia naturale voluto dal Granduca PIETRO LEOPOLDO comprendente un reparto di Anatomia in "Ceroplastica" creato da FELICE FONTANA (1730 - 1805). Tra il 1775 e il 1780 FRANCESCO ORSO realizza un busto di VITTORIA DI SAVOIA-SAISSONS in cera policroma con gli abiti in stoffa su una base di legno intagliata e dorata (Sopraintendenza Beni Architettonici e Paesaggio del Piemonte); tra il 1780 e il 1785 realizza altri due busti, quello di “MARIA ANTONIA FERDINANDA” e quello di “VITTORIO AMEDEO III”, utilizzando cera policroma, cartapesta dipinta e stoffa, sempre su una base di legno intarsiata e dorata (Collezione Franco Maria Ricci) (Il Neoclassicismo in Italia, Skira, Milano 2002, pp. 318-320). Nel 1750 ERCOLE LELLI (Bologna 1702 – 1766), incisore, scultore e pittore, realizza due cere anatomiche che rappresentano due figure intere di “Un Uomo e una Donna” (Musei Universitari di Palazzo Poggi a Bologna) (Il Neoclassicismo in Italia, Skira, Milano 2002, pp. 140-141). Tra il 1766 e il 1767 JEAN-ANTOINE HOUDON (1741 – 1828), scultore e ritrattista francese realizza una statua in cera di un corpo “Scorticato”, riprodotta da ZOFFANY nel suo autoritratto, replicata una infinità di volte per essere utilizzata in ambito accademico e universitario (Il Neoclassicismo in Italia, Skira, Milano 2002, pp. 140-157). Parti anatomiche in ceroplastica dell’Ottocento. (Museo di Anatomia Comparata, Università La Sapienza, Roma). PAZIENZA LOVELL WRIGHT (Oyster Bay/Long Island 1725 – London 23/3/1786) a Philaderphia prima e a Londra e a Parigi poi, apre una bottega per la produzione di busti in cera di gente particolarmente importante. BENJAMIN FRANKLIN e Re GIORGIO III HANOVER in persona apprezzano molto queste sue sculture per cui decidono di sovvenzionarla. Un sua scultura che rappresenta WILLIAM PITT, realizzata nel 1778, anno della morte del Ministro, è conservata ancora oggi a Londra nell’Abbazia di Westminster. Qualcuno fa nascere PATIENCE WRIGHT a Bordentown, New Jersey, U.S. (Encyclopædia Britannica) (American Encyclopaedia).
La “Plastica dei tartari” presso i Bagni di San FILIPPO era una fabbrica all'avanguardia, inaugurata a Firenze nell'ottobre del 1769, che produceva masse plastiche, in particolare bassorilievi, con il metodo della Tartarizzazione, un procedimento speciale ideato dal chimico di Chianciano Dottor LEONARDO MASSIMILIANO DE' VEGNI (1731 - 1801), anche poeta, in Arcadia ERITTEO LICANIO, il cui biografo fu DESIDERIO MAGGI. È del 1791 la creazione di un'altra fabbrica presso l'Albula di Tivoli. (Bagni di San Filippo Antiche Terme del Senese, da G. Contorni) Il Principe MICHELE PONIATOWSKI ha ordinato presso il gabinetto di Roma del Dottor DE' VEGNI alcuni esemplari da spedire in Polonia. Un esemplare ancora esistente di bassorilievo col metodo della “Plastica dei tartari”, di grande durabilità in relazione alla cristallizzazione del travertino, si trova a Chianciano Terme sulla Porta del Sole. Rappresenta un busto di profilo in bassorilievo del Redentore. Biografia di LEONARDO MASSIMILIANO FRANCESCO DE VEGNI, scienziato senese (E. Romagnoli, Biografie Manoscritte di Bellartisti Senesi, SPES, Firenze 1970, pp. 394-399). Due bassorilievi in tartaro di LEONARDO DE VEGNI ancora, dovrebbero trovarsi presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. (François Zacchiroli, Déscription de la Galerie Ruyale de Florence, Firenze 1783, parte II, p. 11). Era sposato con GRAZIOSA ed aveva avuto da lei tre figli: un maschio morto in tenerissima età che fu sepolto presso la Chiesa di Santa Maria in Aquiro a Roma. Sulla sua lapide c'era un bassorilievo ottenuto con la Tecnica dei tartari. Poi DARIA (Chianciano? 1756 - 10/7/1806) andata in sposa all'Architetto e Incisore LUIGI SGRELLI DE VEGNI (Chianciano 1765-13/5/1823), allievo di suo padre che per volere del suo maestro assunse il cognome di DE VEGNI oltre a mantenere il suo e infine CATERINA (Chianciano? 1760 - 1/9/1809) che sposò GIOVAN BATTISTA GIORGI di Petrignano. LEONARDO DE VEGNI progettò ad Arezzo il Palazzo ALBERGOTTI (o Palazzo delle statue) nel 1793. Fu Accademico di San Luca, membro dell'Accademia Clementina, Arcade col nome ARITTEO LICANIO. Ebbe un diploma di merito da CATERINA II, un sostegno economico da PIO VII, un sostegno pubblicitario da PIETRO LEOPOLDO. Ed esportò i prodotti della sua “Plastica dei tartari” in tutta Europa. (Ettore Romagnoli, Biografie Manoscritte di Bellartisti Senesi, SPES, Firenze 1970). LORENZO DE VEGNI invece era un architetto, suo contemporaneo e concittadino, che progettò parecchie costruzioni riferendosi all'architettura del PALLADIO. (Leonardo De Vegni Architetto - Chianciano 1731-1801, “Atti delle giornate di studio, Chianciano Terme, 11-13 maggio 1984”, Comune di Chianciano Terme 1985). Altri personaggi particolari per le loro opere e invenzioni, oltre a LEONARDO DE VEGNI, furono GIUSEPPE SAMMARTINO (Napoli 1720 - Napoli 12/12/1793), con il suo "Cristo Velato", con i suoi "Putti", con le sue "Allegorie" presso la Certosa di San Martino a Napoli e i suoi "Personaggi del Presepe", F. M. RUSSO con la sua "Gloria del Paradiso", F. CELEBRANO con la sua "Deposizione", QUEIROLO con il suo "Disinganno", CORRADINI con la sua "Macchina Anatomica", RAIMONDO DEL SANGRO VII Principe DI SANSEVERO (1710 - 1771) con la sua "Cappella SANSEVERO" in via De Sanctis, 19 - Napoli. (Alessandro Coletti, Il Principe di Sansevero, De Agostini, Novara 1988, cap. IV, p. 77) Il Principe RAIMONDO DI SANGRO divenne Membro dell'Accademia della Crusca il 30/3/1743 col nome di ESERCITATO. (Severina Parodi,Catalogo degli Accademici della Fondazione, Accademia della Crusca, Firenze, 1983) Il Principe DI SANSEVERO fu, tra l’altro, fabbricante di tavoli di marmo.
"Lana Penne" nel Settecento era chiamata una fibra filamentosa che veniva estratta dalla madreperla delle conchiglie marine, per essere utilizzata nell’industria tessile per la produzione di calze e altri indumenti. Era qualcosa di simile al nostro Nylon. (Angela Sołtys, Collezioni Artistiche del Principe Michele Poniatowski, op. cit.). “Pinna Nobilis” è un mollusco bivalve con la conchiglia elegante, lunga fino a più di 60 cm, con varie tonalità dal bruno all’ocra, coperta da scaglie irregolari esternamente, mentre all’interno presenta una strato di madreperla sottile ma bella, dalle iridescenze cinerine. La parte più sottile ma più robusta della conchiglia è infissa nei fondali sabbiosi e misti dove vive, per l’ancoraggio si serve del "bisso" prodotto dall’animale stesso in fili molto sottili, lunghi parecchie decine di centimetri. Il bisso, chiamato dagli antichi romani lana di penna o “barba bissina”, veniva lavorato per produrre tessuti bellissimi e tanto leggeri da meritarsi il nome di "nebbia di lino" o "vento tessuto". Fino ad una decina di anni addietro l’incontro, nei nostri fondali catanesi della Pinna Nobilis, era sicuramente molto più frequente di oggi. Certo l’inquinamento, ma anche la raccolta da parte di sub alle prime armi, hanno fatto la loro parte. Sott’acqua, avvicinandosi lentamente e con cautela per far sì che la Pinna Nobilis rimanga con le valve aperte, si può notare che all’interno, convive con il mollusco, un granchiolino dalle dimensioni ridotte: il Pinnotere. L’associazione tra questo piccolo crostaceo e la Pinna era già conosciuta e descritta sia da Aristotele che da Plinio e arricchita, nei secoli successivi da vari naturalisti, con particolari fantastici. Ad esempio il viaggiatore svedese FREDERICK HASSELQUIST (1722 - 1752) fisico e botanico, in un suo libro pubblicato postumo a Stoccolma nel 1757, raccontò come il granchio, dopo essere uscito dalla conchiglia per fare provviste, al ritorno mandasse un grido per farsi aprire! Comunque sicuramente esiste un rapporto di simbiosi tra i due compagni. Talvolta la Pinna produce perle di varia colorazione, brune, nerastre, gialline e anche rosse che tuttavia sono prive di valore perché si alterano con grande facilità se esposte all’aria.
Ai giorni d’oggi si è arrivati a scorticare cadaveri umani per poi ricoprirli con resine sintetiche o a usare il Metodo della “Plastinazione” del Dottore tedesco Gunther Von Hagens per cui dopo la morte si sostituiscono i liquidi che compongono il corpo con polimeri di silicone. In tutti e due i casi - cosa orribile a mio parere - si possono ottenere delle mummie conservabili per tempi infiniti senza particolari accorgimenti. (Mappi Triveri) (Angela Sołtys, Collezioni Artistiche del Primate Michele Poniatowski, Instytut Sztuki Polska Akademia Nauk, Warszawa 2005).
Opere in Ceroplastica sono visibili nei Musei di Bologna e di Firenze; la Plastica dei tartari e la Pittura ad encausto, invece nei Musei di Chianciano e di Cortona.                                         
 (Ricerca pubblicata in: Alberto Macchi, Irene Parenti, Aetas, Roma 2006)

FESTE, USI E COSTUMI:

Nel Secolo dei Lumi, nelle case patrizie, nelle ville, nei teatri e nelle piazze si organizzavano in continuazione feste, giuochi, spettacoli, salotti. Ma molto frequentate erano anche le Accademia delle Belle Arti e Letterarie, come l'Accademie Francaise di Parigi, l'Accademia di San Luca e l'Accademia dell'Arcadia di Roma o la Royal Academy di Londra.

GIOCO DELLE CARTE

Il tavolo del Faraone a Versailles nel XVIII secolo; dipinto di Charles-Nicolas Cochin fils (Paris 22/2/1715 - Paris 29/4/1790)

FESTA IN MASCHERA

Carnaval: Fête Mascarade à Venice XVIII siècle

BALLO IN MASCHERA
 
Il Ballo in Maschera a Versailles nel XVIII secolo; incisione da Charles Nicolas Cochin père (Paris l29/4/1688 - Paris 16/7/1754) et fils (Paris 22/2/1715 - Paris 29/4/1790)

CARNEVALE VENEZIANO

Festa di Carnevale a Venezia. Olio su tela di Pietro Longhi (Venezia 5/11/1702 – Venezia 8/5/1785)

GALLERIA DEL GRANDTOURISTA
 
La Galleria di quadri con viste dell'antica Roma. Olio su tela del 1758, di Giovanni Paolo Pannini (Piacenza 17/6/1691 – Roma 21/10/1765)

CONCERTO DI DAME

Il Concerto delle Dame al Casino dei Filarmonici. Dipinto di Francesco Lazzaro Guardi (Venezia 5 /10/1712 – Venezia 1/1/1793)

SERENATA

Sala del Palazzo Reale apparata per la Serenata. Acquaforte cm 49x70, su foglio cm 55x77, del 1747, di Giuseppe Vasi (Corleone 1710 - Roma 1782), da un disegno di Vincenzo Rè Vincenzo Re (Parma 1695 - Napoli 1762)
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IMMAGINI DELL'ACCADEMA DELLA CRUSCA E DELL'ACCADEMIA DELL'ARCADIA CON I SUOI SCRITTI, LE SUE COLONIE:

Vedi le immagini tratte dai seguenti siti:
httpwww.aperto.gdspinacotecabo.itq=node468#sdfootnote23sym Acc. Clementina
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-08-26/fateci-costruire-futuro-151002.shtml?uuid=AakV4CzD 
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MESSAGGIO:

Cari lettori, come avrete ormai dedotto, dopo aver letto questo mio Blog in Internet, io sono un appassionato [più o meno in maniera maniacale] di ricerche sul Barocco, sull’Illuminismo e sul Romanticismo, in particolare sul Caravaggio, sul Grand Tour, sulle Accademie dell'Arcadia e di San Luca. Sono Membro degli Amici del Caravaggio, Membro degli Amici dell’Accademia di San Luca e Membro degli Amici dell’Accademia dell’Arcadia e vivo in Italia ed in Polonia dove, di tanto in tanto, AMO VIAGGIARE NELLO SPAZIO E NEL TEMPO. Chiunque, residente in uno di questi due paesi, nutra la mia stessa passione, può contattami per un incontro in cui condividere e scambiarsi esperienze, foto, opere, documentazioni raccolte a tutt'oggi e magari per concordare un'eventuale escursione, tra realtà e immaginazione, da fare insieme successivamente. Scrivere a: albertomacchi.it.pl@gmail.com


Alberto Macchi
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Prima Versione  15.07.2014 - 0811

Seconda Versione 15.10.2016 - 0000